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Ignoranza digitale e controllo sociale, zavorre per il cambiamento.
Pubblicato il 17 marzo 2009Di Fiorello Cortiana, Internet Governance Forum - Italia
L’agonia non è la fine, la crisi non costituisce in sé la catastrofe, bensì la condizione per il cambiamento. Chi non lo vede è come un dinosauro che quando cade fa molti danni.
The Three Burials of Melquiades Estrada film
Nel corso dei millenni ogni evoluzione umana è stata legata a percorsi informazionali, che hanno consentito contaminazioni e, quindi, nuove combinazioni, questo è valso nella sfera biologica sia per le colture che per le pratiche terapeutiche.
Di più, è valso per le religioni, come per le culture, attraverso i diversi linguaggi espressivi artistici.
Oggi, questi percorsi e questi scambi informazionali conoscono una condizione straordinaria in Rete perché in Rete i contenuti non conoscono la scarsità ed un numero illimitato di persone può contribuire al loro sviluppo con una relazione evolutiva incrementale.
Nel “mondo materiale” ogni contenuto è legato al proprio supporto, che sia un libro o un CD musicale, se il possessore di un contenuto/supporto lo cede a qualsiasi titolo, lo rivende o lo presta o lo regala, in ogni caso lui non disporrà più di quel Contenuto/supporto.
Se lo stesso contenuto viene messo nella rete digitale interattiva il contenuto è a disposizione di un numero illimitato di persone.
Le caratteristiche di interattività, non scarsità e viralità della Rete cambiano per la prima volta non solo le condizioni del mercato cartaceo e audiovisivo,
è l’idea stessa di conoscenza che diventa una funzione sociale non più esclusiva.
Nella Società della Conoscenza la produzione di valore cambia, la natura del lavoro, la natura della produzione, sono chiamate in causa in modo non rinviabile dalla dimensione digitale, con la sua pervasività, la sua interconnessione e la sua interazione. The Beast from 20,000 Fathoms release
L’innovazione tecnologica nell’era digitale interessa tanto il prodotto quanto il processo, la dimensione cognitiva del lavoro diviene così centrale nella produzione di valore anche nei processi di innovazione che interessano settori maturi.
Il lavoro cognitivo mette in discussione i parametri quantitativi quali quelli legati allo sforzo fisico e/o al tempo impiegato: entra in gioco la dimensione soggettiva e la centralità delle persone, qui il consumatore partecipa direttamente alla definizione del prodotto.
Dai contenuti audiovisivi alla modificazioni delle soluzioni del design è esaltata la modalità concorsuale collettiva nella produzione creativa del lavoro cognitivo, con processi di relazione assolutamente diversi da quelli lineari.
La conoscenza e la sua condivisione sono condizioni costitutive per la produzione di valore cognitivo e prevedono l’apertura evolutiva a modalità e a codici espressivi imprevedibili: risulta perciò necessario operare scelte tecnologiche e normative tali da non precludere futuro, dobbiamo imparare ad avere una cultura dell’inaspettato.
I nodi critici venuti al pettine all’inizio di questo terzo millennio sono in gran parte figli della separazione e anche della antinomia tra sapere e sapienza, cioè tra la dimensione calcolabile e codificata del lavoro cognitivo e quella legata a pratiche ed esperienze dell’attività umana la cui efficacia era verificata nella quotidianità di comunità.
La Rete permette di condividere le informazioni e le pratiche e i prodotti ad esse legate. La viralità della Rete e non la sua presunta virtualità, avvicina le riflessioni ed il racconto alle pratiche cui si riferiscono fin quasi ad annullare il distacco, risultando perciò propedeutica proprio all’incontro e alla condivisione di pratiche e ad una feconda ricomposizione del rapporto tra sapere e sapienza.
E’ la società della conoscenza, digitale, interattiva, convergente e pervasiva che consente questa ricomposizione, un’estensione del sistema di relazione sociale, un ecosistema cognitivo a carattere virale nel quale gli sguardi e i paradigmi, le modalità di produzione e di scambio di contenuti sono di natura informazionale.
In questa relazione olistica troviamo oggi la concretizzazione della domanda suggestiva che, in Mind and Nature proponeva Gregory Bateson: “Quale struttura connette il granchio con l’aragosta, l’orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi? E tutti e sei noi con l’ameba da una parte e con lo schizofrenico dall’altra?” (Bateson, 1979).
Quella coscienza che sola garantisce la saggezza sistemica, la cui carenza è sempre punita, come profetizzava Bateson e come verifichiamo noi oggi. Bound by Honor full movie
Nell’era digitale, nella società della conoscenza il vero capitale è costituito dalle persone e dalla loro qualità, fatta di esperienza, impegno, idee e modalità relazionali. E’ comprensibile che di fronte ad una sollecitazione così profonda dei nostri modelli di relazione sociale e di sviluppo prendano corpo, con consapevolezza o meno, approcci di natura omeostatica a salvaguardia di un sistema che ci accompagna da secoli.
Sono reazioni di natura normativa e tecnologica finalizzate a ripristinare le condizioni di scarsità relativamente ai contenuti informazionali scambiati e scambiabili in rete.
I sistemi di Digital Right Management, la criminalizzazione dello scambio tra pari, il Peer to Peer, insieme a modelli di marketing che consentono un accesso illimitato ai contenuti di cui dispone una società a condizione dell’esclusività del rapporto di abbonamento produttore/consumatore, pur se comprensibili appaiono come responsabili di una dissipazione cognitiva enorme. Fidelizzazione come costrizione, se non puoi recintare i “commons” recinta gli utilizzatori. Vexille video
I latifondisti del copyright e dei servizi di accesso ai contenuti configurano, secoli dopo, una nuova “tragedia dei Commons”.
Abbiamo alcuni esempi delle potenzialità di questa condivisione partecipata della conoscenza. Il primo è “Wikipedia” l’enciclopedia in rete cui concorrono, collaborano, interagiscono e definiscono le modalità e le regole della collaborazione milioni di persone. L’efficacia di questa produzione cognitiva collettiva gratuita è verificabile da chiunque. Il grande merito di questa esperienza è stato quello di proporre, sul piano della condivisione dei contenuti e in modalità aperta, il modello già sperimentato con successo, anche imprenditoriale, dalle “comunità dei pinguini” – le comunità linux - del software libero, con il loro esercizio della cultura del dono. Una pratica che, attraverso la condivisione del dono, scommette sullo sviluppo e sulla diffusione di una cultura della reciprocità, non facendone una precondizione da negoziare attraverso modalità quantitative. Santa Claws move
Un’altro esempio significativo è costituito dai “civic networks” dalle reti civiche, precursori dei “social networks” planetari.
Le esperienze di partecipazione informata ai processi di pianificazione pubblica, nella gestione delle risorse e nell’uso del territorio come l’Agenda 21on-line (il programma delle nazioni unite per lo sviluppo sostenibile), sviluppano un’ opinione pubblica avvertita. E’ evidente che una partecipazione informata non mette in discussione le prerogative di rappresentanza della politica popolare come definita dalle specifiche carte costituzionali.
E’ altresì evidente che attraverso la Rete si crea una necessità di giustificazione e di trasparenza degli indirizzi istituzionali.
Ciò ha delle conseguenze importanti sul piano del consenso e delle forme della partecipazione politica, si pensi alla campagna elettorale di Barak Obama e al prosieguo delle iniziative di comunicazione e relazione del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.
Non si può dire che la maggioranza dei sistemi politici e degli esponenti politici che in essi operano abbiano lo stesso sguardo e lo stesso approccio. Prevalgono la preoccupazione per una partecipazione informata e diretta alle vicende locali e globali del pianeta insieme al tentativo di ricondurre tutta questa improvvisa autonomia ad una subordinazione controllata. Nel nome della lotta alla contraffazione, piuttosto che della lotta al terrorismo, della lotta alla pornografia o della necessaria “conformità alla morale socialista”, non solo i regimi autoritari, ma anche quelli democratici occidentali provano ad utilizzare la pervasività digitale come possibile tracciabilità assoluta.
Marshall McLuhan, con Gi strumenti del comunicare (McLuhan, 1968), propose uno sguardo nuovo definendo “il medium”con la sua natura relazionale come “il messaggio” della comunicazione. E’ significativo che McLuhan concludesse quella pubblicazione con questa considerazione “…gli schemi sociali e didattici insiti nell’automazione sono quelli del lavoro indipendente e dell’autonomia artistica. La paura dell’automazione come minaccia di uniformità su scala mondiale non è che la proiezione nel futuro di standardizzazioni e specializzazioni meccaniche che appartengono ormai al passato.” McLuhan aveva la piena consapevolezza di ciò che è sotto i nostri occhi, le nostre dita e le nostre orecchie.
Oggi il medium non costituisce, in sé, il messaggio neanche il sistema interattivo di Internet, oggi il medium è la natura della relazione informazionale e sociale che si dà o meno in Rete.
Sicuramente nelle proposte di legge Carlucci e Barbareschi e nell’emendamento D’Alia si manifesta una profonda ignoranza digitale, mista alla diffidenza verso “l’altro da sé” in questo caso non una persona ma un modello reticolare, interattivo e pervasivo: Internet. C’è di più: c’è una volontà di controllo, di relativizzazione e di ripulsa verso la plebe digitale, indistinta e non uniformata.
Anche ora, come è accaduto per la rivoluzione francese, poi per il Quarto Stato, se l’insieme dei produttori di conoscenza, dalle infrastrutture ai servizi, dall’hardware al software, si riconosceranno come Quinto Stato e sapranno definire ed esigere un nuovo ordine nelle normative e nelle politiche pubbliche assisteremo non solo ad un passaggio di millennio ma ad un passaggio d’epoca.
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